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FALCONARA ALBANESE: IL RITO RELIGIOSO
Falconara Albanese, nel tempo, non solo sta cercando di mantenere viva la lingua arbëreshe, ma continua anche ad adoperare, per le funzioni liturgiche, il rito bizantino. All’inizio Falconara dipendeva dal vescovo di Bisignano e per 115 anni si alternarono parroci latini e greci. Il rito bizantino poi si estinse completamente intorno al 1670 e per 33 anni la comunità di Falconara ebbe solo delegati a tempo. Dopo tre secoli dall’estinzione del rito bizantino, nel 1973 si fece ritorno all’antico rito passando dalla Diocesi di Cosenza - Bisignano all’Eparchia di Lungro. Il primo parroco bizantino fu Antonio Bellusci.
Il fatto che Falconara per un periodo sia stata sotto il rito latino ha influito negativamente sulla conservazione delle tradizioni tipiche albanesi.
Una delle tradizioni ormai non più in uso a Falconara è quella denominata Motrëmat che si svolgeva nella Chiesa matrice il giorno di Pasqua. Questa tradizione vedeva protagonisti giovani uomini e donne: ogni ragazza, simultaneamente, posava la mano destra sul crocifisso adagiato sull’altare maggiore e ogni ragazzo baciava la mano posata per ultima, che, ricevuto il bacio veniva tolta lasciando spazio a quella successiva, finché tutte le mani non venivano tolte. In ultimo, il Crocifisso era baciato da tutti i ragazzi e da tutte le ragazze. Il tutto, poi, terminava in un pranzo. Da quel momento in poi, le ragazze che partecipavano al rito, si chiamavano tra loro motrëm, da motër, sorella, e i ragazzi vëlla fratello. Come si può facilmente notare, il rito della Motremat era molto semplice, ma racchiudeva in sé un profondo significato:infatti, altro non era che un giuramento, con il quale ognuno prometteva aiuto all’altro, in caso di bisogno, collaborazione e solidarietà; ma, soprattutto, impegno a riunirsi per difendere l’Albania dall’impero turco. Per questo motivo, si pensa che questa usanza sia nata quando nel XV secolo molti furono costretti ad abbandonare la patria per non sottostare all’impero turco, e trovarono rifugio nella vicina Italia o altrove. Inoltre possiamo dire che essa veniva rinnovata dagli esuli albanesi nel giorno di Pasqua, che, per i cattolici, significa “passaggio” ed a loro ricordava il passaggio dall’Albania verso una terra ed un popolo sconosciuti.
Un'altra tradizione non più in uso riguarda la liturgia: la Chiesa italo-albanese celebra la Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo in lingua greca nelle festività solenni e in lingua albanese nelle domeniche e nelle funzioni quotidiane. A Falconara, invece,la lingua albanese nelle funzioni liturgiche è stata sostituita dalla lingua italiana.
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