Sezione a cura della D.ssa Annarosa Zingone
L'Ipertensione Arteriosa
Un mio professore amava dire: "L'ipertensione
arteriosa non è una malattia, ma un fattore di rischio
cardiovascolare." (per i danni che causa al cuore e alle
arterie).
In effetti è difficile definire 'malato' un soggetto
che abbia valori pressori elevati, in quanto è difficile
stabilire i confini tra i valori di pressione normale e valori
di pressione alta.
Si è visto che il rischio cardiovascolare aumenta parallelamente
all'aumentare dei valori pressori, ma i danni al sistema cardiocircolatorio
iniziano già a valori che definiremmo 'normali'. Perciò
diremo che l'iperteso non è un 'malato', ma una persona
che corre più pericoli per la salute e che, in ogni
caso, ha un'aspettativa di vita inferiore rispetto ai normotesi
o agli ipotesi. In altri termini, e lo abbiamo sempre detto,
meglio avere la pressione bassa!
Comunque ,l' O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità)
ha stabilito dei criteri fissi: si parla di PRESSIONE NORMALE
quando i valori della SISTOLICA (Massima) sono inferiori ai
140 mmHg e della DIASTOLICA (Minima) inferiori a 90 mmHg.
Questi valori sono riferiti agli adulti, i bambini e gli adolescenti
devono avere valori più bassi. E' non è vero
, come la credenza popolare vuole, che un individuo, ad esempio,
di 70 anni possa definirsi normoteso e non debba essere trattato
se ha la sisitolica a 170 mmHg.
Si parla perciò di IPERTENSIONE ARTERIOSA quando i
valori della sistolica sono maggiori di 160 mmHg e/o della
diastolica maggiori di 95 mmHg e di IPERTENSIONE DI CONFINE
(o labile) quando la massima è compresa tra i 140 e
i 160 e la minima tra 90 e95. (Valori presi da Teodori).
Inoltre l'ipertensione è detta IP Sistolica quando
solo la massima è aumentata (come avviene per gli anziani
a seguito dell'indurimento delle arterie) e IP sisto-diastolica
quando lo sono entrambe.
Un'altra classificazione della ipertensione è quella
che valuta il suddetto danno d'organo, per cui si parla di
ipertensione al 1°, 2° e 3° stadio a seconda che:
1° stadio = non vi sono danni d'organo;
2° stadio = si reperta almeno una delle seguenti condizioni:
ipertrofia ventricolare sx (cuore), lieve aumento della creatininemia
o azotemia o lieve proteinuria (Rene), assottigliamento arterie
retiniche (occhi).
Naturalmente questo si evince da specifici esami e perciò,
come molti di voi sapranno per esperienza personale, si richiede
un controllo periodico e costante attraverso l'analisi del
sangue e delle urine, ma anche attraverso l'ecocardiografia,
l'ecografia renale, l'esame del fondo oculare.
3° stadio = al terzo stadio, infine, siamo di fronte a
soggetti che hanno già avuto una delle seguenti complicazioni:
angina pectoris, infarto del miocardio, ictus (sia emorragico
che trombotico), arteriopatie periferiche di tipo occlusivo,
emorragie retiniche,segni di insufficienza renale e così
via.
Quali sono le CAUSE dell'ipertensione?
A questo proposito dobbiamo, anche qui, fare una distinzione:
parliamo di ipertensione SECONDARIA e ipertensione PRIMARIA.
La SECONDARIA è così chiamata perché
è il sintomo, o uno dei sintomi, di altre malattie:
prime fra tutte affezioni a carico del rene: stenosi dell'arteria
renale, tumori renali, cisti, pielonefriti, glomerulonefriti
ecc.., poi a carico del sistema endocrino (surrene, ipofisi,
tiroide, ad esempio: feocromocitoma, Cushing, acromegalia
)
Oppure può essere iatrogena, cioè indotta da
somministrazione di farmaci che tra gli effetti collaterali
provocano l'aumento della pressione arteriosa. I farmaci maggiormente
responsabili sono: contraccettivi ormonali, i cortisonici,
i vasocostrittori nasali, gli antidepressivi ecc
Parliamo di ipertensione PRIMARIA o ESSENZIALE quando essa
non è parte o conseguenza di un'altra malattia, ma
un'entità nosologica a sé stante. Ed è
la stragrande maggioranza dei casi di ipertensione, perciò
è di questa che ci occuperemo.
L'ipertensione essenziale, quindi, non è dovuta a farmaci
o ad altre malattie, ma allora a cosa?.
1. Fattori genetici: si è visto che c'è una
ereditarietà: in genere gli ipertesi raccontano storie
familiari di ipertensione (il padre, la madre, i nonni, i
fratelli
)
2. Fattori ambientali: il sovrappeso, la mancanza di esercizio
fisico, l'abuso di bevande alcoliche, il fumo, l'eccesso di
sale nell'alimentazione, e infine, le influenze psicosociali
che genericamente definiamo 'stress'. Diciamo pertanto che
l'ipertensione essenziale riconosce una eziologia multifattoriale.
Chi colpisce? In
genere compare nell'età adulta. Ma si può dire
che nessuna fascia d'età ne sia esente: anche bambini
e adolescenti, che in genere, quando sono ipertesi, soffrono
di una forma secondaria, si è dimostrato recentemente,
possono incappare nella forma primaria. A parer mio, negli
ultimi anni, si è abbassata di molto l'età di
insorgenza, abbiamo quarantenni, ma anche trentenni che, forse
a causa di una vita un pò troppo frenetica (per lavoro
o altro) o per una alimentazione troppo "ricca",
sempre più frequentemente presentano elevati valori
pressori. Lo stesso dicasi per il sesso:un tempo erano maggiormente
colpiti gli uomini, ma la percentuale delle donne è
oggi notevolmente aumentata.
Quali sono i SINTOMI? In una pressione che sale gradualmente
o presenta piccoli picchi la sintomatologia è totalmente
assente o vaga e aspecifica.
Qualcuno lamenta cefalea, altri vertigini, sbandamenti, sensazione
di 'testa vuota , senso di agitazione,insomma, tutti sintomi
non troppo definiti e soprattutto che potrebbero avere cento
altre cause. Diversa è la situazione se si ha una grave
crisi ipertensiva che, oltre a far stare "davvero male",
è anche molto rischiosa. Quando l'ipertensione dura
ormai da anni, i sintomi saranno quelli legati al danno d'organo
(che abbiamo già detto). Come ci si accorge di avere
la pressione alta? Attraverso la sua misurazione con apposito
strumento (sfigmomanometro). E' un'operazione facile che molti
oramai compiono autonomamente nelle loro case. All'inizio,
generalmente, si riscontrano valori variabili (un giorno è
alta, poi, per giorni o anche settimane, è normale,
per poi salire di nuovo) e poi tende ad attestarsi sui valori
alti.
E' molto importante fare diagnosi precoce di ipertensione
arteriosa: intervenendo presto si riducono di molto le lesioni
e le possibilità di accidenti cardiovascolari. Ricordiamo
che non solo il danno d'organo è direttamente proporzionale
all'entità della ipertensione, ma anche la rapidità
con cui esso si instaura. Per quanto riguarda la TERAPIA vi
darò solo un cenno. Diciamo che esistono diverse categorie
di farmaci atti alla bisogna: beta-bloccanti, diuretici, Calcio
- antagonisti, ACE inibitori ecc
, e ciascuna di queste
categorie, annovera più 'famiglie'.
Ad es. ci sono i diuretici tiazidici, i diuretici dell'ansa,
i diuretici risparmiatori di potassio e così via. Sono
tutti egualmente efficaci nel ridurre i valori pressori, perciò
sarà il medico a scegliere di volta in volta quello
più adatto al paziente che ha di fronte. Solo per farvi
un esempio: userà i calcio-antagonisti o i beta-bloccanti
per chi ha anche problemi di ischemia miocardica, non userà
beta-bloccanti per chi ha problemi di broncopatie o arteriopatie
ostruttive, non userà i diuretici tiazidici se è
concomitante diabete mellito...
Inoltre la terapia è detta a 'gradini'. Si inizia in
genere, con uno solo di questi farmaci (monoterapia) per poi,
eventualmente, associarne altri. Ma
lasciate che siano
i medici a scervellarsi!
Comunque, lo scopo della terapia è quello di riportare
alla norma i valori pressori, e in maniera graduale. Si è
visto che ridurre la pressione in maniera rapida e drastica
può essere altrettanto dannoso.
E, una volta raggiunto lo scopo, la TERAPIA, contrariamente
a quanto molti fanno, va continuata, eventualmente 'aggiustandola'
Ci sono molte persone che dopo 15-20 giorni di terapia, accorgendosi
che la pressione si è normalizzata, interrompono, del
tutto arbitrariamente, l'assunzione del farmaco, rischiando
molto. L'ipertensione non è come il mal di testa, o
la febbre, per cui si prendono dei farmaci per farli passare
e una volta raggiunto lo scopo si interrompe la terapia. Purtroppo,
i valori normali della pressione sono dovuti al farmaco, la
cui eliminazione riporta allo status quo. Il farmaco non cura
le cause della malattia, ma potrei dire,"meccanicamente"
abbassa la pressione. Perciò alla sua sospensione sono
liberi di agire i meccanismi ipertensivi non più contrastati
dal farmaco stesso. Ma prima di intervenire coi farmaci che,
purtroppo, una volta presi è difficile abbandonare
per il resto della vita, il medico, dopo aver prescritto una
serie di accertamenti ed analisi che gli permettono di inquadrare
il paziente, inizia suggerendo (se si tratta di ipertensione
lieve), tutta una serie di accorgimenti igienico - dietetici,
che poi sono alla base della PREVENZIONE (che come tutti sappiamo
è la cosa più IMPORTANTE) e che consistono nel
migliorare lo 'stile di vita', e renderlo salutare al massimo.
Se c'è sovrappeso è indicata la
dieta. La dieta,in questo caso, non ha solo lo scopo di far
perdere i chili in più, ma anche quello di tenere sotto
controllo eventuali altri importantissimi fattori dismetabolici
di rischio cardiovascolare: i lipidi (trigliceridemia, colesterolemia),
gli zuccheri (glicemia).
Come regime dietetico consiglierà una dieta iposodica,
cioè con poco sale, che è una delle cause della
perdita della elasticità delle arterie, consiglierà
di evitare le fritture, l'eccesso di carni rosse,di grassi
animali, di uova, di dolci( attenti alla liquirizia)e intingoli.
Consiglierà di evitare l'abuso di bevande alcoliche
(tenete presente però, che ½ - 1 bicchiere di
vino,specie se rosso, a pasto è addirittura consigliato).
Consiglierà sufficiente assunzione di potassio(patate,
banane) e poi legumi, cereali, frutta e verdura e il pesce,
molto più che le carni bianche. Insomma, carboidrati,
proteine, e perché no?,lipidi, vitamine ecc. ben dosati,
ben cucinati e ben distribuiti nel corso della settimana devono
sempre essere presenti sulle nostre tavole. In due parole
il medico consiglierà di seguire quella che è
universalmente riconosciuta come la migliore al mondo: la
dieta mediterranea.
E possiamo dirci davvero fortunati: mangiamo all'italiana
e, soprattutto, mangiamo italiano!
Accanto alla dieta sarà necessaria un'adeguata attività
fisica, quanto più possibile attività all'aria
aperta o esercizio fisico in palestra, naturalmente graduale
ed adeguato all'età.
Ancora: abolizione o riduzione del FUMO. E qui non dico altro.
Poi: cercare di evitare situazioni di STRESS: ridurre certi
ritmi di vita, curare i disturbi del sonno, evitare situazioni
ansiogene. In altre parole cerchiamo di intervenire modificando
quei "fattori ambientali" che possono e debbono
essere modificati non potendolo fare sui "fattori genetici",
e vivere nel modo più sano, e tranquillo possibile.
Questo farà bene a tutti e, in generale, a tutto.
Credo di non dover aggiungere altro, se non che siamo in quel
periodo dell'anno in cui ci si abbandona a qualche sregolatezza.
Un vecchio ADAGIO dice : Semel in anno licet insanire. E va
bene! Ma ormai dopo Carnevale è passato. Mi raccomando!
E state bene!
D.ssa Annarosa Zingone
» Altri argomenti trattati in questa rubrica: L'influenza
|